Toponomastica romana

Via delle Zoccolette

Zoccolette erano le orfane del Conservatorio dei Santi Clemente e Crescentino, che era ad angolo con via dei Pettinari e affacciava su via Giulia, di fianco alla grande fontana ora in piazza Trilussa; fu demolito nel 1888. Le orfane venivano chiamate così perché una volta dimesse dall'istituto erano destinate a battere il marciapiede qualora non trovassero marito o una sistemazione presso qualche famiglia; erano predestinate a diventare "zoccole", nome romanesco per indicare donne di malaffare.

Via del Corso

Il rettifilo tra piazza del Popolo e piazza Venezia (l'antica via Lata ossia la continuazione urbana della via Flaminia) cominciò ad essere chiamato Corso nella seconda metà del Quattrocento quando papa Paolo II, all'atto della sua investitura, decise di utilizzare la lunga e dritta strada per le corse da organizzare durante il Carnevale. La più famosa era la Corsa dei Cavalli Barberi. Questi a piazza del Popolo ricevevano la "scossa", cioè erano stimolati alla corsa da palle di pece bollente applicate sotto la coda a mo' di razzi, andavano di gran carriera lungo il rettifilo e finivano per sbattere contro tendoni alla "ripresa" in piazzetta San Marco. Ma è anche vero che altre corse esaltarono il nome stesso della strada: quelle vergognose degli ebrei a dorso nudo, nonchè le ironiche dei gobbi e degli storpi, di bufali, asini e scimmie.

Via dei Condotti

La strada più bella di Roma corre dritta da via del Corso a piazza di Spagna tra lussuosi negozi e nobili palazzi che l'hanno resa famosa nel mondo. Il suo nome rievoca un millennio di storia in rapporto ai "condotti" dell'acquedotto dell'Acqua Vergine qui installati nel 19 a.C. e ripristinati da Niccolò V a metà del Quattrocento per portare l'acqua a quella che sarebbe divenuta la Fontana di Trevi e alle terme cittadine.

Via Frattina

Via Frattina deve il suo nome al cardinal Farattini che decise, alla metà del Quattrocento, di ripavimentarla e di adeguarla esteticamente e funzionalmente alla parallela via dei Condotti.

Piazza Navona

Una delle piazze più belle al mondo deve la sua forma stretta e allungata allo Stadio di Domiziano sul quale gradualmente è stata edificata. Lo stadio, inaugurato nell'86 d.C. dal terzo imperatore della dinastia Flavia, era destinato solo a giochi atletici (gli Agoni Capitolini). Dopo il suo declino cominciato nel quinto secolo, l'arena, conosciuta come Campus Agonis, continuò ad essere il luogo ideale per giochi, giostre, festival e spettacoli. Divenne sede anche di un mercato alla metà del Quattrocento, nel 1477, quando il suo stesso ruolo determinò il nome. Navona è una corruzione dell'espressione latina "in agone".

Viale del Castro Pretorio

La zona e il nome risalgono ai Castra Praetoria, le antiche caserme dei pretoriani, guardia del corpo dell'imperatore. Furono costruite da Tiberio nel 23 d.C., su un'area molto più estesa di quella che attualmente lo identifica. Fu spesso un covo di congiure contro l'imperatore, che sui pretoriani doveva contare per il mantenimento dell'ordine pubblico e del proprio prestigio con la forza. Dopo il 1870 divenne tutta zona militare, adottando il nome originario. Fu impiantata la Caserma Macao dei Cavalleggeri d'Alessandria. Il primo novembre 1887 vi entrò a farvi il servizio militare Gabriele D'Annunzio. Scriverà ad un amico: "Diciotto mesi di caserma? Il suicidio sicuro".

Piazza del Pasquino

Sono tre le tesi che ruotano intorno al nome, originatosi all'inizio del Cinquecento. La prima fa riferimento a un'osteria tenuta da mastro Pasquino in Parione (teoria riportata dallo scrittore Merlin Cocai); la seconda parla di un sarto chiamato Pasquino che con i suoi garzoni parlava liberamente "in biasimo de' fatti del papa e de' cardinali, de' prelati della Chiesa e de' signori della Corte" (teoria di Antonio Tebaldo); la terza cita la bottega del barbiere Pasquino divenuta centro di animate conversazioni, alimentate dall'arguzia del suo proprietario (teoria di Celio Secondo Curione).

Via delle Mantellate

Via delle Mantellate è così detta dall'abito delle religiose che possedevano in questa stradina un convento, poi trasformato in carcere femminile, oggi trasferito altrove, a Rebibbia. Così, dagli abiti delle suore, le Mantellate sono diventate sinonimo di prigioni femminili. Una canzone in dialetto romanesco rievoca la tristezza degli ambienti: "Le Mantellate so' delle suore, ma a Roma so' soltanto celle scure; 'na campana sona a tutte l'ore, ma Cristo nun ce sta drento a 'ste mura".

Via dei Coronari

Aperta da Sisto IV nel 1471, fu la prima via dritta di Roma, tanto che venne chiamata all'inizio Recta. Era la strada più rapida per raggiungere la basilica di San Pietro, per cui era percorsa da schiere di pellegrini, così che vi presero dimora i Paternostari, cioè i venditori di corone e immagini sacre, altrimenti detti Coronari. E da loro prese il nome la via, che oggi e però strada di antiquari.

Piazza dei Caprettari

Qui si svolgeva il mercato degli ovini nei tempi in cui ogni slargo era un mercato, fin quando il mercato si spostò sulla piazza della Rotonda, alla metà del Quattrocento, e anche da lì, in seguito, venne respinto verso la salita dei Crescenzi e poi verso aree più vaste, passando per piazza Navona, arrivando infine a Campo de' Fiori.

Via del Babuino

L'antico Babuino che dà il nome alla strada attende impavido all'angolo di via dei Greci. Solo gli sprovveduti potevano ravvisare uno scimmiotto in questa statua, a dir il vero grottesca e bizzarra, che raffigura un Sileno barbuto. Questa scultura di autore ignoto fu eseguita per volere di papa Gregorio XIII Boncompagni ("quello del calendario") insieme con la sottostante fontana, nel 1575. Si ricorda un equivoco ancora più curioso e divertenete di quello relativo allo scimmiotto: un vecchio cardinale pretendeva di identificare nella statua l'immagine di chissà quale santo, tant'è vero che s'inchinava e si segnava devotamente ogni volta che le passava davanti, naturalmente fra gli sghignazzi e i cachinni degli astanti.

Carcere di Regina Coeli

E' stato costruito tra il 1881 e il 1885 sotto la direzione dell'ingegnere Carlo Morgini del Genio Civile sull'area del demolito monastero di Santa Maria Regina Coeli, dal quale viene la denominazione del carcere. Ma per i romani è semplicemente "er Coeli" e si dice che non si è romani autentici se non si è disceso almeno una volta nella vita "er gradino der Coeli", ovvero il gradino che sta davanti all'ingresso del carcere.

Piazza delle Coppelle

Va spiegato il toponimo Coppelle: è di quelli che traggono origine dalla localizzazione dell'esercizio prevalente di un mestiere in una determinata zona. Nella vicina via delle Coppelle, all'inizio del Quattrocento, si erano insediati per l'appunto dei cupellari, fabbricanti di cupelle, barilotti contenenti dieci fogliette per il trasporto del vino. (Si sa che i romani non si lesinavano le bevute di cannellino, tant'è che presso Ripagrande c'è una chiesetta di S. Maria in Cappella che, nonostante la deformazione del titolo, trae origine da altri fabbricanti di cupelle che stavano anche nei dintorni).

Via dei Prefetti

E' soprattutto la via dei Prefetti a rievocare un lungo periodo di storia medievale: quella dominata dalla potente famiglia dei Prefetti di Vico che riuscirono a mantenere nel loro casato dal 1297 al 1445 la dispotica carica di "prefetti " della città in nome del papa lontano (prima vagante nel Lazio, poi esule ad Avignone).

Via Capo le Case

E' la zona "ad caput domorum" dove, fino al Seicento, finivano le abitazioni e ci s'inoltrava nella campagna, tanto che era anche chiamata "inter hortos"; e si estendeva in tutta la linea di confine tra i rioni Colonna e Trevi. Ora è solo un tratto di strada fino alla chiesa di Sant'Andrea delle Fratte, che con questo appellativo riferito a siepi o macchie rievoca appunto la campagna un tempo circostante.

Chiesa di Sant'Angelo in Pescheria

La chiesa prese il nome dal vivace e importante mercato del pesce che veniva tenuto ogni giorno nell'area intorno al Portico d'Ottavia fin dal Medio Evo. Durante la notte il pesce veniva portato dal Tevere, che passa lì vicino, e distribuito prima dell'alba su apposite tavole di marmo che fungevano da banconi. Le tavole di marmo appartenevano alle nobili famiglie che le affittavano ai venditori di pesce guadagnando considerevoli profitti. Questo privilegio fu abolito nel 1798 durante la Repubblica Romana. Il mercato del pesce è rimasto attivo fino al 1880.