Storia di Roma

Parte terza

Inaugurazione del primo Giubileo

Bonifacio VIII Caetani di Anagni diede inizio ad un pontificato straordinario per vigore e per larga concezione di strategia ecclesiastica. Ebbe l'idea dell'indizione di un Giubileo per l'anno 1300, che garantiva indulgenza plenaria, ossia la remissione dei peccati per tutti coloro che, nel rispetto dei sacramenti, confessati i loro peccati e ricevuta la Comunione, avessero fatto un pellegrinaggio e pregato sulle tombe degli apostoli Pietro e Paolo.

Il Sacco dei Lanzichenecchi

Il nome di papa Clemente VII Medici resta soprattutto legato a quella catastrofe nella vita moderna dell'Urbe che viene indicata come Sacco di Roma e che venne provocata dalle oscillazioni della politica del Medici nei confronti dell'Impero di Carlo V d'Asburgo. La spedizione punitiva scatenata dallo stesso imperatore, composta di truppe avide di bottino, fra le quali predominavano le fanterie dette dei Lanzichenecchi luterani, spregiatori del papato, rinnovò a Roma saccheggi e stragi dimenticati dopo le lontane invasioni barbariche. Una difesa improvvisata ma tenace, opposta dai mercenari svizzeri del papa e dalle formazioni militari popolari non potè impedire l'irruzione dalle porte Cavalleggeri e Santo Spirito. Per circa un anno la città restò preda di efferatezze di ogni genere.

La prima istituzione rieducativa e assistenziale

Il più grande edificio di Trastevere è l'Ospizio di San Michele. Fu un'iniziativa degli Odescalchi: di Tommaso, un prelato della curia, che nel 1679 fondò l'istituto romano di San Michele; di Benedetto il quale, divenuto papa col nome di Innocenzo XI, nel 1693 fece propria l'opera del congiunto e diede inizio ai lavori. Fu voluta per dare ospitalità e lavoro a quei ragazzi malcapitati che senza tetto, né ricovero, né arte per occupazione crescevano in mezzo alla strada a mille sconce ribalderie. Ai fanciulli si aggiunse nel 1708 l'ospizio dei vecchi, nel 1735 quello delle ragazze traviate (in realtà un riformatorio), nel 1790-94 il ricovero per nubili povere, o zitelle. L'ospizio di San Michele cercò di razionalizzare l'assistenza pubblica e di concentrare in un solo luogo tutte le iniziative di carità.

L'occupazione francese

Ecco le conseguenze della Rivoluzione Francese a Roma: i francesi non rinunciarono ad annettersi Roma e, trascinato in prigione papa Pio VI, il quale morì a Valenza nel 1799, proclamarono la Repubblica Romana il 15 febbraio 1798, fondata su un demagogico classicismo. Il nuovo papa Pio VII Chiaramonti, eletto nel conclave di Venezia, entrò a Roma dando vita a riforme economiche. Queste vennero interrotte dalla seconda occupazione dei territori romani e di Roma ordinata da Napoleone nel 1809. Il periodo di Roma napoleonica (1809-1813) fu segnato da un culto formale per la città, dichiarata "Seconda città dell'impero" ed esaltata dalla attribuzione del titolo di "Re di Roma" all'erede di Napoleone.

La Battaglia di Ponte Milvio

Eliminato nel 310 Massimiano, del quale aveva sposato la figlia Fausta, e morto Galerio l'anno dopo, Costantino nel 312 scese in Italia e sconfisse e uccise Massenzio a Roma nella battaglia di Ponte Milvio, battaglia alla quale è legata la leggenda della visione della Croce con la scritta "In hoc signo vinces". All'indomani della vittoria su Massenzio, Costantino concederà, con l'Editto di Milano, la libertà di culto al cristianesimo, avviando una politica di unificazione religiosa su basi rinnovate e ritenute capaci di dare una nuova solidità alla costruzione imperiale.

La Breccia di Porta Pia

Improvvisamente si offrì al governo italiano l'occasione di impossessarsi di Roma. L'occasione fu data dalla guerra franco-prussiana e dalla caduta di Napoleone III, che eliminò il più grosso ostacolo alla conquista di Roma. Il governo italiano inviò contro Roma e contro il papa un corpo armato. La breccia fu aperta dall'artiglieria italiana il mattino del 20 settembre 1870 con cannonate eseguite con pezzi da nove; alle ore dieci i cannoni smisero e il drappello del XII Bersaglieri cominciò ad avanzare di corsa sotto il fuoco degli zuavi pontifici, e caddero morti il maggiore Pagliari e il tenente Valenziani. Alle dieci e trenta la breccia era conquistata e un parlamentare pontificio annunciò la resa. Per la Chiesa la perdita di Roma significò la fine del suo più che millenario potere temporale. Per regolare i rapporti dello stato italiano con la Chiesa di Roma, nel 1871 fu fatta la legge delle "guarantigie", cioè delle garanzie che, insieme ad una rendita annua di tre milioni di lire, l'Italia offriva al papa per la sua indipendenza e sovranità spirituale.

Le prediche di Arnaldo da Brescia

La predicazione di Arnaldo da Brescia favorì la partecipazione popolare al governo della città. Infiammati dal riformatore Arnaldo da Brescia che inquadrava il movimento in una visione di rinascita mistico-sociale, i romani proclamarono nel 1144 la "Renovatio Senatus". A Roma si avviò un processo di autonomia di nuovi clan familiari che sostituirono le antiche famiglie di un tempo, ormai disgregate; ad essi si unirono i nuovi ceti imprenditoriali, attivi nell'agricoltura e nel commercio. Arnaldo appoggiò l'istituzione del libero Comune predicando nello stesso tempo una riforma in senso evangelico dei costumi ecclesiastici. Papa Adriano IV ne chiese l'espulsione da Roma e, di fronte al rifiuto del Senato, lanciò l'interdetto sulla città. Arnaldo fuggì da Roma, ma l'imperatore Federico Barbarossa, per ingraziarsi il papa, lo fece arrestare e lo consegnò al prefetto della città. Fu impiccato e bruciato nel 1155 e le sue ceneri vennero sparse nel Tevere perché ne fosse cancellata la memoria.

Oudinot abbatte la Repubblica Romana

Il tentativo di Mazzini di proclamare a Roma la fine del potere temporale della Chiesa, dando alla città una assemblea costituente che la unisse alle altre regioni d'Italia, fallì. La proclamata Repubblica Romana cadde quando le truppe borboniche e quelle francesi, alleate del papa, sconfissero Giuseppe Garibaldi. L'intervento di corpi di spedizione francese, napoletano, spagnolo ed austriaco diede occasione al rifulgere di un nuovo spirito combattivo almeno nella minoranza, anche popolare, e non solamente borghese, che seguì Garibaldi nell'epica difesa del Gianicolo, dopo il primo vittorioso scontro di Porta Pertusa del 30 aprile. Ma l'attacco risoluto di Oudinot, il 29 giugno, travolse le difese accanite e Roma cadde il 3 luglio, mentre Garibaldi iniziava l'epica ritirata verso l'Adriatico.

Assassinio di Pellegrino Rossi

Nel 1848 il palazzo divenne sede del Parlamento e il 15 novembre di quell'anno fu teatro dell'assassinio del ministro dell'Interno Pellegrino Rossi. Mentre si accingeva a entrare in Parlamento, il ministro venne pugnalato alla gola da un sicario rimasto anonimo, ma da molti individuato nel figlio di Ciceruacchio, Luigi Brunetti. Questi, iscritto alla Carboneria e alla Giovine Italia di Mazzini, con l'avvento di papa Pio IX aveva cominciato ad organizzare dimostrazioni popolari. Nonostante Pio IX inaugurasse il suo pontificato con aperture riformistiche (amnistia, costituzione di un governo aperto ai laici e di una Guardia Civica...), rimase alieno dall'assumere la guida della rivoluzione nazionale, posizione che sancì con la allocuzione del 29 aprile 1848 a proposito della guerra all'Austria. La reazione dei radicali travolse i moderati. Pellegrino Rossi, succeduto a Marco Minghetti, fu, appunto, trucidato a Roma.

Cola di Rienzo occupa il Campidoglio

A lungo preparò la sua presa di potere, attuata nel 1347 con l'occupazione del Campidoglio, proprio quando Roma aveva perso il suo ruolo di capitale della Cristianità (il papato, infatti, era stato spostato ad Avignone, dove rimarrà fino al 1377). Si chiamava Nicola Gabrini, figlio di Lorenzo, e fu arbitro di Roma in una repubblica di origine popolare in qualità di tribuno. Ma si rese impopolare molto presto e fu ucciso in una sommossa ai piedi del Palazzo Senatorio in Campidoglio. Il suo cadavere mutilato, trascinato per le strade, fu bruciato e ridotto in polvere sparsa sul Mausoleo di Augusto. La figura di Cola di Rienzo, visionario esaltato, inabile nel comando, con momenti di crudeltà e di tracotanza, rimane tuttavia nella storia della città come quella di uno dei suoi figli più generosi e di un tipico prodotto della operante nostalgia delle antiche grandezze che alimentò i migliori momenti del medioevo romano.

Giotto a Roma

Giotto arrivò a Roma nel 1300, chiamatovi per l'Anno Santo da papa Bonifacio VIII. La chiamata del pontefice lo costrinse a sospendere il lavoro ad Assisi nella chiesa superiore di San Francesco, dove stava affrescando la Leggenda di San Francesco. Testimonianze della sua presenza a Roma sono: il Polittico Stefaneschi, eseguito per la basilica di San Pietro e oggi conservato nella Pinacoteca Vaticana; il frammento dell'affresco di San Giovanni in Laterano che ritrae Bonifacio VIII che indice l'inizio dell'anno giubilare. Al pari di Dante nella poesia, Giotto portò a maturazione il processo di rinnovamento della lingua pittorica italiana.