Donne seducenti dal fascino irraggiungibile, uomini in abiti impeccabili, stanze d'albergo avvolte nella penombra, coppie che danzano sulla battigia: è l'universo pittorico di Jack Vettriano (1951-2025), che dal 12 febbraio al 5 luglio 2026 approda a Palazzo Velli, nel cuore di Trastevere a Roma.
La retrospettiva, curata da Francesca Bogliolo e organizzata da Chiara Campagnoli, Deborah Petroni e Rubens Fogacci di Pallavicini s.r.l. in collaborazione con Jack Vettriano Publishing, riunisce oltre 80 opere del pittore scozzese recentemente scomparso: dieci olii su tela, lavori su carta museale a tiratura unica, le fotografie scattate nel suo studio da Francesco Guidicini – ritrattista ufficiale del Sunday Times con opere alla National Portrait Gallery di Londra – e un video in cui l'artista ripercorre la propria evoluzione stilistica.
Jazz come colonna sonora
La curatrice Francesca Bogliolo ha costruito il percorso espositivo attorno a una chiave interpretativa precisa: il jazz. I titoli delle sezioni si ispirano al genere musicale che Vettriano ascoltava mentre dipingeva, accompagnandone il flusso creativo. Una scelta che riflette la natura stessa dell'artista: rapido nell'esecuzione, consapevole del tempo, immediato e sincero.
«Osservare le opere di Jack Vettriano fornisce una prospettiva sul percorso di vita e sulla poetica artistica di un pittore il cui lavoro, per sua stessa ammissione, risulta quasi interamente autobiografico», scrive Bogliolo. La pittura di Vettriano – onirica, sensuale, romantica, contraddittoria – attraversa la dimensione simbolica del chiaroscuro che riverbera in molte opere, diventando metafora di un'esistenza sospesa tra ombra e luce.
L'arte era per Vettriano strumento di introspezione, confronto con parti inconciliabili dell'animo umano eppure necessarie. Sapeva invitare lo spettatore a danzare, corteggiarne lo sguardo, accompagnarlo nel ballo infinito della vita consegnandolo nelle mani di nostalgia, mistero, solitudine, intimità, per congedarsi infine con un inchino.
Femme fatale e poteri effimeri
Nelle tele dell'artista scozzese convivono opposti: luce e oscurità si alternano, presenza e assenza dialogano, forma e contenuto si compenetrano. I riferimenti spaziano dall'estetica del cinema noir ai coloristi scozzesi, dalla pittura di Edward Hopper a Norman Rockwell e Gil Elvgren, confluendo in uno stile capace di evocare atmosfere in equilibrio tra bellezza e mistero.
Protagoniste assolute sono le donne: seducenti e romantiche, occupano la tela con l'eleganza delle dive d'altri tempi, ammalianti eppure sempre irraggiungibili. Gli uomini appaiono affascinanti e autorevoli, ma il loro potere si rivela effimero, destinato a vacillare di fronte al colore di un rossetto, a tacchi a spillo, al bordo di una veste. La passione resta misurata, mai volgare; la tensione è palpabile; le atmosfere rarefatte. Vita e immaginazione sfumano i confini fino a sovrapporsi, come luce e buio. Nei dettagli si nasconde l'amore per l'esistenza, aprendo narrazioni dagli infiniti epiloghi possibili.
Amori noir in sale da ballo
Il sentimento amoroso attraversa l'intera produzione di Vettriano: romantico e inquieto insieme, si consuma in lussuose camere d'albergo, club esclusivi, eleganti sale da ballo. Le atmosfere cinematografiche, i nudi, le dimensioni scenografiche definiscono un linguaggio immediatamente riconoscibile che ha conquistato milioni di estimatori in tutto il mondo.
La prova più tangibile del successo popolare è la vendita all'asta de "Il maggiordomo che canta" (The Singing Butler): nel 2004 Sotheby's lo ha battuto per quasi 750.000 sterline. Il dipinto raffigura una coppia che danza leggiadra sulla battigia in una giornata di vento e pioggia, riparata dagli ombrelli aperti di una cameriera e di un maggiordomo che, nell'immaginario dell'artista, intona "Fly Me to the Moon" di Frank Sinatra.
Dal carbone ai pennelli
Jack Vettriano nacque Jack Hoggan nella contea di Fife, sulla costa scozzese affacciata sul Mare del Nord, in una famiglia di minatori. A dieci anni già lavorava per aiutare i genitori; a sedici lasciò la scuola per diventare apprendista tecnico minerario. Il destino cambiò direzione quando, per il ventunesimo compleanno, ricevette in dono pennelli e acquerelli.
Da autodidatta iniziò a studiare i maestri antichi, gli impressionisti, i surrealisti, gli artisti scozzesi, forgiando uno stile che fondeva le atmosfere di Hopper con suggestioni cinematografiche e l'estetica delle réclame d'epoca. Quindici anni di lavoro solitario sfociarono nel debutto del 1988 alla Royal Scottish Academy di Edimburgo: il primo giorno entrambe le opere in mostra trovarono acquirente.
Stabilitosi a Edimburgo, scelse come nome d'arte il cognome materno – la madre era figlia di un emigrante italiano di Belmonte Castello, nella Valle di Comino in provincia di Frosinone – modificandolo leggermente in Vettriano.
Amato dal pubblico, snobbato dalla critica
La formazione da autodidatta costò a Vettriano l'ostilità della critica accademica, che lo accusava di superficialità estetica. Il pubblico non era dello stesso avviso: tra il 1994 e il 2007 la Portland Gallery lo rappresentò con personali a Edimburgo, Londra, Hong Kong e New York. Nella lista dei collezionisti comparvero Jack Nicholson, Sir Alex Ferguson, Sir Tim Rice.
Nel 1998 il trasferimento a Londra aprì la stagione della consacrazione: le mostre "Between Darkness and Dawn", "Lovers and Other Strangers" e "Affairs of the Heart" sancirono il trionfo. Il 2004 fu l'anno d'oro: oltre al record d'asta, la Regina Elisabetta II gli conferì l'onorificenza OBE per i servizi alle arti visive, mentre Southbank produsse il documentario "Jack Vettriano: The People's Painter".
Nel 2008 ritrasse Sir Jackie Stewart e Zara Phillips. Nel 2013 la retrospettiva alla Kelvingrove Art Gallery and Museum di Glasgow richiamò 123.300 visitatori, superando il primato che resisteva dal 1948, quando protagonista era Van Gogh. Nel 2017 fu tra i ritrattisti del comico Billy Connolly. Vettriano si è spento a Nizza nel 2025.
Palazzo Velli: dove Fellini girò "Roma"
La mostra trova sede in uno spazio dal profondo valore storico. Palazzo Velli è una dimora nobiliare trecentesca situata nel cuore di Trastevere, impreziosita dai semiarchi del ballatoio delle corti attribuiti ad Andrea Cavalcanti, figlio adottivo di Filippo Brunelleschi, e risalenti ai primi del Quattrocento.
Nel 1972 Federico Fellini scelse proprio queste corti per girare la sequenza finale del suo film "Roma", saldando un legame duraturo tra il palazzo e la produzione artistica e cinematografica. Questa stratificazione storica ha ispirato nel 2013 Alessandro D'Alessandro a trasformare lo spazio in Palazzo Velli Expo, centro culturale dedicato all'arte contemporanea e ai linguaggi multidisciplinari.
Da allora sono state realizzate quasi 300 mostre, con particolare attenzione alla Street Art – ambito nel quale lo spazio è riconosciuto come riferimento nazionale. Tra i progetti più significativi: il Mese della Street Art di Trastevere con la mostra "Stars" e 111 artisti coinvolti, tre edizioni della Triennale di Arti Visive di Roma, le personali di JonOne, Ax Alex, Caterina Giglio, e le esposizioni fotografiche di Gianni Giansanti e Riccardo Venturi, entrambi insigniti del World Press Photo.
L'attuale direzione è composta da Alessandro D'Alessandro (direttore generale), Valeria Cirone (direttrice artistica) e Sabrina Cinti (responsabile amministrativa).

Informazioni pratiche
Mostra: Jack Vettriano
Curatrice: Francesca Bogliolo
Sede: Palazzo Velli, Piazza Sant'Egidio 10, Roma (Trastevere)
Date: 12 febbraio – 5 luglio 2026
Orari: aperto tutti i giorni, 10:00-20:00 (ultimo ingresso 19:00)
Biglietti:
- Intero: 16 euro
- Ridotto: 14 euro (14-18 anni, over 65, studenti under 26, militari, guide turistiche, giornalisti iscritti all'Ordine, accompagnatori disabili, soci ICOM e AICS Roma)
- Roma Pass: 13 euro
- Tariffa famiglia: 13 euro adulti + 8 euro bambini 6-14 anni; gratuito sotto i 5 anni
- Giovedì universitario: 13 euro (under 26 con tesserino)
- Visitatori con disabilità: 13 euro
- Gratuito: bambini fino a 6 anni non compiuti
- Gruppi 10-30 persone: 12 euro
- Scuole: 6 euro (2 docenti gratuiti per classe)
- Biglietto Open/Flex: 18 euro (ingresso libero in qualsiasi data e orario)
Per gruppi e scuole obbligo di radiocuffie (2 euro) e prenotazione a segreteria@palazzopallavicini.com
Solo pagamenti elettronici.
Catalogo: disponibile in mostra, 29 euro
Info: info@palazzopallavicini.com | Tel. +39 331 3471504
